Superato il provvedimento di espulsione
Permesso di soggiorno al
musicista rom, clandestino da quattro anni
Il ministro Maroni consegna
il documento al fisarmonicista serbo Jovic per «motivi di salute»
Milano,
8 marzo 2010 - Quattro anni vissuti da clandestino, due fogli di via, e ora la
svolta, l'uscita dall'illegalità. La storia di Jovica Jovic, musicista rom che
vive nel campo nomadi di via Sesia a Rho (Milano), è chiusa da lunedì tra due
parentesi rosa, grazie a un permesso di soggiorno temporaneo, concesso dal
ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha ricevuto l'artista in Prefettura
a Milano, alla presenza del prefetto e del questore. Nel corso di un incontro a
porte chiuse, Maroni ha consegnato al «rom jugoslavo» il documento che lo
solleva dalla condizione di clandestinità.
LE
ESIBIZIONI - Jovica, 56enne, malato da tempo, è in Italia dal '96. E' un
maestro di fisarmonica. Ha inciso diversi dischi, partecipato a programmi
televisivi. La sua vicenda è balzata agli onori delle cronache dopo che ha
partecipato con il suo gruppo multietnico Muzicanti a importanti kermesse
musicali in Italia, con musicisti come Piero Pelù, o con il regista e attore Moni Ovadia. E adesso
«per motivi di salute e anche per la scuola di musica che abbiamo fatto» il
mandato di espulsione che lo riguardava è stato superato da questo permesso di
soggiorno di sei mesi. Che Jovica spera possa diventare permanente.
IL PERMESSO - A fine febbraio scorso, il presidente dell’associazione «Terra di
fuoco» Mauro Poletti, con il quale il musicista aveva collaborato come
insegnante per dei corsi di musica, era stato contattato dal ministero
dell’Interno che gli aveva annunciato l’intenzione di rilasciargli il permesso
di soggiorno. Permesso che ufficialmente è stato disposto dalla Questura di
Roma. Jovic, uscito dalla Prefettura con il permesso in mano tra gli applausi
di un gruppetto di suoi amici e collaboratori, si è detto «molto contento».
«Penso di essermelo meritato, perché chi suona e canta non può pensare male, la
musica lega tutti gli uomini: Maroni è uomo saggio, abbiamo risolto il
problema». Il fisarmonicista ha poi fatto presente al ministro che non vede i
suoi figli e i suoi nipoti dai primi anni ’90 dato che, dopo essere scappati
come lui dalla guerra nell’ex Jugoslavia, si sono rifugiati in altri Paesi.