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Romeni in Italia, tra indifferenza e razzismo
di Carlotta Mismetti Capua
Sono i nuovi cittadini europei. Poco
integrati, molto operosi e del tutto ignari dei loro diritti. Come racconta il
libro di Guido Melis e Alina Haraja
Roma, 26 maggio
2010 - Nonostante dal gennaio del 2007 siano diventati cittadini europei i
romeni hanno gli stessi problemi di quando erano solo immigrati brutti, sporchi
e cattivi: anzi, più cattivi degli altri. La comunità più importante, per
diffusione sul territorio, forza economica, coesione sociale e numeri è una
comunità di cui non si parla mai, e i cui diritti sono ancora monchi. Di questa
vita a metà strada tra l'indifferenza, la xenofobia e la legge parla il libro
"Romeni, la
minoranza decisiva per l'Italia di domani" presentato alla
Camera dei Deputati dall'onorevole Gianfranco Fini, dal sociologo Luigi Manconi
e da Giuliano Amato e Giuseppe Pisanu. Il libro, scritto dal deputato del Pd
Guido Melis e dalla corrispondente per l'Italia del canale news Realitatea Tv Alina
Haraja, è dichiaratamente partigiano ma fitto al tempo stesso di dati e
statistiche ufficiali. Per ragionare in un paese in cui si sragiona spesso.
Soprattutto sui romeni. "Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli
immigrati romeni. Loro hanno lo stupro nel sangue" disse il sindaco di
Montalto di Castro del Pd, Salvatore Carai. Di offese, ingiustizie, denunce ad
Amnesty International, incontri tra ambasciatori e scandali mediatici è pieno
questo rapporto informale sui faticosi ultimi dieci anni dei romeni italiani.
Ma soprattutto è fitto di paradossi. I paradossi sono interessanti, e il
cambiamento del clima politico (la presenza del presidente della Camera alla
presentazione del libro dice da sola molte cose) e l'entrata la Romania nella Comunità
Europea non hanno migliorato le cose. Nonostante
in dieci anni i romeni siano passati da 80.000 a 800 mila
residenti regolari non hanno ancora nessuna rappresentanza politica locale,
non uno a Torino o a Roma: eppure un torinese su dieci è romeno, un romano su
dieci è romeno. Non c'è un solo centro culturale sostenuto dalle
amministrazioni o dal ministero con le deleghe sociali in nessuna città.
"Paradossalmente i romeni italiani sono i meno informati del loro nuovo
status, dei loro diritti" racconta Alina Haria" e anche dopo il 2007
le cose sono peggiorate, nonostante le proteste del partito dei romeni, gli
incontri ufficiali, il famoso spot tv 'Piacere di conoscerti', e le costanti
pressioni dell'Ambasciata stessa". Tanto che seguendo le raccomandazione
per un'informazione non razzista, firmate dai giornalisti italiani nel 1996 e
il codice di deontologia professionale, la giornalista Miruna Cajvaneanu,
presenta un dossier per Amnesty International: "l'orda romena, di
stupratori, assassini e galeotti non esiste, è un invenzione dei media. Ma i
suoi effetti continuano, le buone notizie non vengono mai pubblicate, non ci
sono nemmeno libri in libreria che raccontino i nostri scrittori, il nostro
paese: è una situazione incredibile" dice Haraj. La politica pare ignorare la
sociologia ma anche la statistica. Eppure sono il 18% dei
residenti, lavoranti, paganti tasse, degli stranieri che hanno scelto l'Italia
come seconda patria: il 9% di loro ha una casa di proprietà, il 13% delle donne
ha messo su famiglia con un italiano: il 2% degli uomini con una italiana.
Nelle scuole italiane uno studente su 6 è rumeno, sono terzi tra i 'cittadini
non italiani' iscritti all'università, sono poco sindacalizzati anche se
scolarizzati. Quasi il 60% degli incidenti di lavoro, secondo i dati Inail, li
riguarda: e tristemente dopo essere diventati europei la percentuali di
incidenti sul lavoro si è triplicata, a riprova dello stato di vessazione,
paura e ricatto con i quali i più lavorano nei cantieri. Sono tristemente in
cima anche alla classifica per le morti bianche. Hanno una trentina di chiese
ortodosse, prestate loro da associazioni o dalla stessa Chiesa Cattolica, e un
Vicariato nuovo di zecca. Ventimila aziende con un titolare romeno sono
registrate alla Camera di Commercio, ventimila imprese italiane sono insediate
in Romania. Il 70% degli occupati sono laureati o diplomati, e chi lavora
lavora regolarmente, e quasi in regola: 2 milioni e mezzo di euro sono il
contributo che danno al Pil del paese dove abitano. Potrebbero invece presto
contare, al momento del voto. E voterebbero a destra (altro
paradosso). Alcune ricerche visualizzano il presente e il futuro degli elettori
romeni. Dai dati del 2009 elaborati dalla Fondazione Ismu e Orim (Osservatorio
Regionale sull'Immigrazione e la Multietnicità) tra le cittadinanze più
rappresentate – gli
stranieri maggiormente interessati al voto sono i filippini (il
74% dichiara di voler votare), i
romeni (64%), i
marocchini (63%) e i senegalesi
(62%), mentre ai gradini più bassi della ipotetica 'scala' di partecipazione al
voto degli stranieri si collocano gli ucraini (43%) e i cinesi (30%), che
mostrano anche al loro interno le più alte quote di 'indecisi' (20% circa).
Dice Guido Melis: "alle Europee hanno votato in Italia 28.467 cittadini
europei, iscritti come prescrive la legge. Ma ancora una volta i romeni che
hanno votato hanno votato cittadini italiani". Padre Petre Bodgan,
parrocco ortodosso di Roma e guida carismatica dei romeni della Capitale, la
vede diversamente, perché la vede dal basso: "sono stati comprati dei voti,
per 50 euro. E molti sono stati ricattati, sul posto di lavoro. E' pur vero che
i romeni stessi sono incapaci di unirsi, per portare la loro voce dentro le
istituzioni e ignorano i loro diritti. Speravamo di ottenere alle ultime
amministrative almeno un rappresentante, per cominciare a chiedere almeno un
centro poli funzionale. Ma di 580 votanti romeni il candidato ha preso solo 72
voti". "Siamo orfani, siamo pecore buone da tosare, da mungere, e
forse anche da uccidere" dichiarò Bodgan in un'intervista poco dopo il
deludente risultato. Soprattutto i romeni sono poveri: il governo di Bucarest
lo scorso anno ha ragliato i fondi per la sede diplomatica di Roma, non hanno
mediatori nelle carceri e nemmeno avvocati. I parroci spesso fanno collette per
rimandare i morti a casa, o combattono dentro le carceri per i minorenni o i
malati, che avrebbero diritto di scontare la pena in Romania, volendo.
"Eppure 10 mila voti, a Roma, sarebbero contati" spiega Andrea
Sarubbi, firmatario di una legge bi-partisan per il diritto di voto, e
passionario dei diritti civili per i cittadini stranieri. "E se votassero
tutti i romeni sicuro voterebbero a destra: il loro nemico atavico è il
comunismo. Tutta l'Europa Est, dei paesi ex comunisti, esprime ovunque in
Europa tendenze di voto di centro destra. Noi combattiamo per il diritto di
voto per i nati qui e per tutti, alle amministrative: questa gente paga l'Inps,
l'Irpef e gli addizionali. E a nessuno gliene frega niente" continua
l'onorevole "Prendiamo solo i voti – e con procedure lunghe e inique -
solo dalla gente dell'est europeo. Al centro destra gli sta pure bene, alla
fine".