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I paesi che fanno
parte dell'Africa francofona sono i seguenti:
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Preambolo Come ha ben detto Ignacio Ramonet (Mondo diplomatico - feb. 2005): L'Africa sembra crollare sotto diversi problemi: guerre, massacri, colpi di stato, crisi politiche e sociali, dittature, malattie, esodi, ecc., ecc.. E tuttavia, donne ed uomini lottano per i loro diritti e la loro dignità, associazioni di carattere civico si moltiplicano, esperienze democratiche si ampliano, i creatori, gli artisti e gli artigiani danno prova di una vitalità ardua, le società sempre più urbanizzate si muovono, si trasformano e vogliono proiettarsi con fiducia verso il futuro. Ma i loro sforzi sono ridotti dalle forze del male. Situazione politica In materia di politica estera, l'Africa è
da sempre considerata come la vera dupe. Essa prese parte attiva
al conflitto della "guerra fredda" ed alla fine del conflitto,
il risultato è stato che l'Africa è diventata il più
grande perdente. Attualmente, secondo le relazioni degli esperti,
più di 90 società militari private sono attive in Africa, soprattutto
nelle regioni minerarie. In Congo, ad esempio, le multinazionali
hanno invaso il paese utilizzando il Ruanda, il Burundi, l'Uganda
come paraventi. La Repubblica Democratica del Congo ha già perso
più di 4,5 milioni di persone. Non soltanto nel Congo, ma ovunque
in Africa i dittatori sono stati imposti dell'esterno per soddisfare
i loro interessi. Un altro aspetto fondamentale riguarda la difesa
della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza
degli Stati membri, il OUA (attualmente l'UNIONE AFRICANA) si trova
nell'incapacità di regolare i conflitti della Liberia, della Somalia,
della Sierra Leone, del Ruanda, del Burundi e della Repubblica Democratica
del Congo.
Economia e sviluppo Dopo aver ottenuto l’indipendenza, molti
paesi avevano scelto politiche seguaci del volontarismo di sviluppo.
Queste politiche però non hanno permesso il decollo economico
a causa del peso schiacciante del debito estero e di una divisione
internazionale del lavoro squilibrata ed ingiusta.
Da allora, le istituzioni finanziarie del Nord hanno imposto, con la complicità delle élite locali, politiche liberali che peggiorano la crisi. Con gli accordi di Lomé, la Comunità Europea aveva voluto attenuare i rigori della concorrenza mondiale e concedere ai Paesi Africani, dei Caraibi e del Pacifico vantaggi per l'accesso al mercato europeo, ma nulla venne fatto. Nel 2000, gli europei hanno abbandonato questa ambizione ed hanno adottato il classico libero scambio. La mondializzazione ha poi assestato un colpo mortale ad un’Africa già agonizzante. Il premio Nobel d'economia ed ex vicepresidente della Banca Mondiale Joseph Stiglitz ha dimostrato l'inutilità delle direttive che il fondo monetario internazionale impone agli stati africani. Ciò che dicono le statistiche, coloro che escono dalle capitali lo vedono con i loro occhi nei villaggi dell'Africa (Stiglitz): l'abisso tra i poveri ed i ricchi si è scavato, il numero di persone che vivono nella povertà assoluta con meno di 1 dollaro al giorno è aumentato. Se un paese non risponde ad alcuni criteri minimi, il FMI sospende il suo aiuto, e quando lo fa, altri donatori lo imitano. Queste politiche neoliberali indeboliscono i produttori africani di cotone, da cui dipendono alcuni paesi quali: il Mali, il Ciad, il Burkina-Faso, il Togo, la Costa d'Avorio ed il Camerun. La svalutazione del franco CFA, imposta nel 1994, non ha sistemato le cose ma ha peggiorato gli squilibri strutturali dei quattordici stati interessati, di cui undici appaiono fra i paesi meno progrediti del mondo. Il fallimento economico di quasi di tutta la parte dell'Africa subsahariana impone di ridefinire il concetto di sviluppo e di mondializzazione.
Le crisi che colpiscono l'Africa sono sia sanitarie
sia alimentari. Il paludismo uccide da 1 a 2 milioni di persone
l'anno, e l'AIDS molte di più. Il principale alleato dell'AIDS è la povertà. Nei paesi africani, gli stati e la popolazione non possono fare nulla per tentare di fermare la malattia a causa della mancanza di mezzi. L'Africa subsahariana da sola conta il 71% delle persone infettate, cioè 24,5 milioni di persone adulte e bambini (mondo diplomatico febbraio 2005). Nei giovani Africani, il tasso a medio termine dell'infezione è cinque volte più elevato che nei giovani uomini. È per queste ragioni che il tasso d'immigrazione africana sta aumentando sensibilmente. L'opinione internazionale prenda la responsabilità di trovare le vie ed i mezzi per aiutare le persone africane a realizzarsi nella pace, nella democrazia e nell'economia. Non fare nulla, significherebbe accettare di vedere scomparire popolazioni intere. |
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