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PREMESSA
(Il carattere strutturale
dell'immigrazione)
Il fenomeno migratorio
sta assumendo anche in Italia, come gia e avvenuto in altri paesi
dell'Unione europea, una dimensione piu marcatamente strutturale.
Questa maggiore stabilita viene resa evidente dall'aumento continuo
delle presenze, dall'avanzato processo di ricomposizione di nuclei
familiare, dal notevole numero di minori figli di immigrati (in
prevalenza nati in Italia)i e dal crescente inserimento della
manodopera immigrata nel mondo del lavoro.
Al milione e mezzo di immigrati soggiornanti all'inizio del 2000
si aggiungono ormai annualmente piu di 100 mila nuovi arrivati.
Si pongono pertanto esigenze differenziate a seconda di queste
due categorie di destinatari accomunate.
Per i nuovi arrivati deve essere reso piu agevole l'accesso ai
servizi pubblici, da rimodellare in maniera tale da poter rispondere
anche alle esigenze di questa nuova utenza. Resta pero il fatto
che l'utente immigrato si trova in una piu accentuata situazione
di bisogno e di maggiore insicurezza per la scarsa conoscenza
dei meccanismi della nuova societa. Cio esige, da un lato, un
forte impegno di semplificazione amministrativa e, dall'altro,
la messa a disposizione di una figura facilitatrice, che si adoperi
per decodificare e raccordare i codici della societa di accoglienza
e di quella di arrivo, e all'occorrenza si faccia carico di tradurre,
interpretare e anche riempire la modulistica, evitando i malintesi,
le lungaggini e nei casi estremi la perdita dei diritti. Questa
e una funzione conosciuta in molti paesi di immigrazione, dove
si parla di interpretariato di contatto e di conversazione o di
interpretariatosociale, comunitario e culturale, accentuando cosi
la valenza tecnico-professionale nel primo caso e quella socio-culturale
nel secondo.
Gli immigrati da tempo residenti, e specialmente quelli nati in
Italia, senza rinunciare all'attaccamento alla loro cultura di
origine, sono chiamati ad acquisire una flessibilita che consenta
loro di inserirsi in maniera piu approfondita nel nuovo contesto,
contribuendo cosi alla costruzione di una sintesi societaria piu
ricca che veda anche gli italiani coinvolti in un processo di
cambiamento. A questo livello e indispensabile la mediazione culturale
che, a differenza dell'interpretariato sociale, non si occupa
direttamente di facilitare l'accesso del singolo immigrato ai
servizi bensi opera in ambito sociale e si fa carico di favorire
una sorta di transizione culturale che impegna italiani e immigrati
e consente di inquadrare in maniera non conflittuale le nuove
specificita culturali, favorire i percorsi di reciproco scambio
e promuovere, sia tra gli italiani che tra gli immigrati, interventi
di sensibilizzazione ed educazione alle prospettive interculturali.
Entrambi i tipi di intervento sono, seppure a livelli differenti,
un derivato dell'impegno necessario in una societa plurilingue,
multietnica e multiculturale che evidenzia la necessita di diffondere
su tutto il territorio un'organica politica di integrazione a
favore di questa categoria di "nuovi cittadini", diventati parte
stabile della popolazione residente.
il presente documento, partendo da questo quadro d'insieme, si
sofferma prima sulla necessita di una semplificazione amministrativa
tesa ad agevolare gli adempimenti a carico degli immigrati per
poi entrare nel merito della mediazione culturale e dei mediatori
culturali nel contesto normativo delineatosi dopo la legge 40/1998.
Scopo del documento e quello di riproporre alcuni stimoli desunti
dalle esperienze condotte in varie parti d'Italia e di enucleare
gli aspetti sui quali e opportuno intervenire a vari livelli con
ulteriori decisioni, sia al centro che sul territorio.
1. LA SEMPLIFICAZIONE
AMMINISTRATIVA
a) Obiettivi da raggiungere
In linea con il Testo Unico sull'immigrazione, che tende a rafforzare
lo status giuridico dell'immigrato regolarmente soggiornante,
e quanto mai opportuno riflettere sull'introduzione di una serie
di misure di carattere amministrativo volte a coordinare piu
funzionalmente gli uffici, a semplificare le procedure e a ridurre
la duplicazione dei documenti. La macchinosita e la rigidita
delle procedure sono, infatti, spesso causa di incertezza e
di ritorno nella illegalita. Pertanto e auspicabile un coordinamento
delle amministrazioni per:
- La semplificazione delle procedure in materia di rinnovo del
permesso di soggiorno, richiesta della carta di soggiorno,
ricongiungimento familiare e riconoscimento dei titoli di
studio
- Il coordinamento delle procedure per il permesso di soggiorno,
l'iscrizione all'anagrafe, l'iscrizione all'Inps e quella al
Servizio sanitario nazionale;
- La riduzione della duplicazione dei documenti riguardanti
la richiesta di visto, il permesso di soggiorno, la prestazione
di garanzia, l'offerta di lavoro, e cio a beneficio sia dei
cittadini stranieri che degli italiani coinvolti nelle procedure.
Le risorse organizzative e le acquisizioni tecnologiche rendono
concretamente possibile la semplificazione di questi adempimenti
amministrativi ai quali un immigrato e soggetto in relazione
al suo soggiorno in Italia. Va ricordato al riguardo che hanno
dato un buon esito, e pertanto vanno estese, le esperienze di
esemplificazione sul tipo dello sportello unico che hanno coinvolto
diverse amministrazioni settorialmente competenti per le pratiche
degli immigrati.
Va aggiunto che la semplificazione amministrativa e una esigenza
non limitata alle pratiche riguardanti il soggiorno degli immigrati
e coinvolge anche numerosi altri ambiti di grande importanza
per la vita familiare (asili nido, case popolari) e lavorative
(concessioni di licenze e rilascio di altri documenti).
b) Collaborazione del mondo sociale A
sostegno di questo impegno, che è proprio della pubblica
amministrazione, vanno valorizzate le varie espressioni del
mondo sociale (sindacati, patronati, volontariato, associazioni
sia di italiani che di immigrati) tra le quali si possono rinvenire
le persone in grado di operare sul territorio in regime di convenzione
con gli uffici pubblici.
Parimenti di questo mondo sociale va accettata e valorizzata
la capacità di favorire una lettura più attenta
dei bisogni degli immigrati, di farsi carico di una analisi
critica della situazione esistente, di concorrere alla creazione
di strumenti di controllo della funzionalità amministrativa
e di gestire le istanze di precontenzioso e di ricorso quando
le decisioni degli uffici non rispondono agli standard di tutela
sanciti dalla legge. Questa strategia di sforzi convergenti
tra settore pubblico e forze sociali può favorire, tanto
tra gli italiani quanto tra gli immigrati, il protagonismo di
quelle figure formatesi ai compiti di tutela.
In particolare le associazioni degli immigrati, nell'ambito
di questa strategia, non solo sono chiamate a mettere a disposizione
mediatori linguistici e interpreti, ma possono anche essere
valorizzate per la rete che intrattengono nel territorio in
materia di informazione, di assistenza e di accompagnamento
presso gli uffici pubblici: perciò meritano a pieno titolo
di essere sostenute dagli enti locali (sedi, contributi, approvazione
di progetti specifici) e di essere coinvolte nei comitati territoriali,
nelle consulte o in strutture analoghe.
Le associazioni degli immigrati sono degli organismi ad alta
capacità di presa, la cui valorizzazione deve ritenersi
quanto mai necessaria in un contesto immigratorio come quello
italiano che è estremamente diversificato per il rilevante
numero di gruppi nazionali di immigrati (policentrismo migratorio).Va
ricordato che il coinvolgimento degli immigrati nell'associazionismo
è variegato e offre molteplici possibilità di
grande interesse: accanto alle associazioni italiane che utilizzano
operatori immigrati, vi sono le associazioni a carattere etnico
o interetnico, come anche vi sono le associazioni miste cui
aderiscono membri sia italiani che immigrati.
L'obiettivo di una semplificazione amministrativa deve portare
a interrogarsi sulla possibilità di coinvolgere in qualche
misura anche le ambasciate e i consolati dei paesi di origine
per taluni adempimenti.
Senza dubbio costituisce una condizione indispensabile per il
buon esito di questa strategia lo sviluppo di un'azione formativa
a dimensione interculturale a beneficio dei funzionari degli
uffici pubblici, che riesca a far raggiungere una maggiore consapevolezza
della posta in gioco interculturale che si rinviene anche a
livello amministrativo.
2. INTEGRAZIONE DEGLI
IMMIGRATI E MEDIAZIONE CULTURALE
a) Il modello di integrazione
Il modello di integrazione recepito dalla legge
40/1998, afferma da una parte l'universalismo dei diritti e riconosce
dall'altra come un valore le diversita delle culture di appartenenza
purché non contrastino con i valori fondamentali della societa
italiana, che anche gli immigrati sono tenuti a condividere, come
del resto gli italiani sono chiamati a rispettare le loro specificita
culturali.. Funzionale a questo modello e la sperimentazione di
nuove forme di rapporti e comportamenti che favoriscano l'inclusione
degli immigrati e uno scambio con le loro culture.
Affinché il modello di integrazione prescelto dal legislatore
possa realizzarsi concretamente, si richiede, a livello di mentalita
degli operatori e di scelte operative presso le sedi decisionali,
una flessibilita aperta alla reciprocita cosi che le diverse identita
culturali, senza essere minacciate o rifiutate, confluiscano in
un terreno che, seppure unitario quanto alle regole fondamentali
di convivenza, rimane caratterizzato dalla presenza di persone
con appartenenze multiple e, di conseguenza, da un dinamismo improntato
sul confronto dialettico e sulla valorizzazione reciproca (lingue,
espressioni letterarie, valori, tradizioni, sistemi sociali e
giuridici).
E' la mediazione culturale a favorire la disponibilita all'incontro
e allo scambio di chi "ospita" e di chi viene "ospitato" per il
raggiungimento di obiettivi comuni di sviluppo capaci di arricchire
l'intera societa.
b) La mediazione culturale.
La mediazione culturale, da considerare un vero e proprio ponte
tra le due parti, serve ad agevolare il processo di integrazione
degli immigrati e di mutamento della societa italiana che li accoglie
in un comune impegno di reciproco adattamento.
L'utilizzo di mediatori culturali immigrati presso gli uffici
pubblici contribuisce a rimuovere gli ostacoli che impediscono
o intralciano la comunicazione con gli utenti immigrati, specie
di recente inserimento, prevenendo le situazioni conflittuali
e favorendo il conseguimento dei loro diritti.
Ma il compito della mediazione culturale non si esaurisce nel
facilitare le pratiche amministrative ai nuovi venuti, il che
porterebbe a qualificarla come emergenziale. Nel senso piu pieno
la mediazione culturale consiste in un'azione d'insieme che favorisce
l'integrazione culturale degli immigrati residenti in Italia e
la loro accettazione da parte degli italiani su un piano di pari
dignita. Accanto alla dimensione personale della mediazione vi
e quindi quella collettiva, che coinvolge gruppi e associazioni
e favorisce una vera e propria integrazione societaria.
La mediazione, cosi intesa, e l'anima della politica migratoria
e della stessa integrazione perché, collocandosi al termine di
quelle decisioni che hanno una prevalente natura strumentale (determinazione
dei flussi, normativa sul soggiorno, funzionamento della pubblica
amministrazione) porta a interrogarsi sul significato della convivenza
di persone di culture differenti e a individuare e a rendere operanti
le possibilita di un raccordo funzionale ed arricchente. E' a
questo livello che si gioca la riuscita della politica migratoria,
mostrando cioe nel concreto che le diversita possono essere coordinate
in un disegno unitario condiviso dalla popolazione locale e dai
nuovi venuti.
c)Il mediatore culturale.
La legge 40/1998 ha introdotto per la prima
volta nel nostro ordinamento giuridico la figura del mediatore
culturale, recependo cosi una sperimentazione iniziata nel corso
degli anni '90.
Il mediatore culturale e un operatore, dotato di una specifica
preparazione, che nel processo di integrazione che si sviluppa
a livello territoriale si inserisce nel territorio come figura
"ponte" e interattiva tra gli immigrati, da una parte, e i servizi
pubblici e la societa, dall'altra, al fine di interpretare le
esigenze in campo e favorirne il raccordo.
Il riconoscimento professionale del mediatore culturale implica
di per sé una sua istituzionalizzazione che, seppure secondo criteri
di flessibilita, richiede un'adeguata messa a punto.
Perché il ruolo di questa figura non venga semplicisticamente
equiparato a un "operatore jolly passepartout", per il cui adempimento
mancano le competenze, sono necessarie varie precisazioni relativamente
ai compiti da svolgere, ai settori nei quali intervenire, alla
tipologia degli sbocchi lavorativi, alle caratteristiche professionali,
agli standard formativi da soddisfare, alla valutazione dell'esperienza
di chi da tempo opera nel settore e alla verifica dell'efficacia
del collegamento con il gruppo e il paese di origine come anche
con la societa italiana.
Proprio perché la formalizzazione della legge e arrivata dopo
una esperienza sul campo, si deve far forza su quanto e emerso
da tali esperienze collocandone i vari aspetti in una visione
d'insieme.
Ad esempio, per quanto riguarda la formazione, molto e stato detto
sul livello di conoscenze necessarie per poter esercitare una
funzione "ponte" nei confronti delle strutture amministrative
e di diversi altri settori della societa. Parimenti, per quanto
riguarda la preparazione alla funzione di accompagnamento degli
immigrati, e abbastanza ampia la base di convergenza sui requisiti
relativi alle capacita psico-pedagogiche, alle tecniche di interpretariato
e alla correttezza professionale del mediatore, rilevabile anche
dall'attivita svolta prima dell'entrata in vigore della legge
40/1998. Andando oltre queste acquisizioni, si tratta ora di individuare
dei percorsi formativi tipo, unitamente alle ore di formazione
necessaria, e di entrare anche nel merito della formazione specifica
necessaria per poter operare nei diversi settori. E' stata, poi,
richiamata l'importanza degli stage da compiere presso le strutture
pubbliche e del privato sociale e delle prospettive di formazione
permanente dei mediatori.
Funzionale a queste prospettive formative sono i criteri di individuazione
degli enti che possono essere abilitati a farsi carico della formazione
dei mediatori e la scelta dei settori ai quali vanno destinati
con priorita i mediatori culturali.
In un contesto piu organico anche i rapporti di impiego dei mediatori
vanno perfezionati e consolidati. Finora si e ricorsi a rapporti
di cooperazione, di prestazione professionale, di contratti di
collaborazione coordinata e continuativa, di lavoro dipendente
privato e di lavori socialmente utili: queste esperienze forniscono
ovviamente un supporto quanto mai utile alle decisioni da adottare.
3. IL PROTAGONISMO DELLE
ASSOCIAZIONI
Un discorso sulla mediazione e sui mediatori
culturali comporta anche l'individuazione dei criteri in base
ai quali le associazioni (di italiani, di immigrati o miste) possono
stipulare convenzioni con le strutture pubbliche per mettere a
disposizioni propri mediatori culturali e per condurre programmi
di mediazione culturale.
Questo coinvolgimento e necessario perché la mediazione non cada
nel rischio di essere burocratizzata e proprio per questo motivo
le associazioni di immigrati e le organizzazioni operanti in loro
favore hanno ottenuto dal legislatore un significativo riconoscimento
(Testo Unico, art. 42): menzionando entrambe queste espressioni
associative il legislatore sembra aver voluto evitare l'etnicizzazione
di questo importante compito.
Le funzioni riconosciute alle associazioni, da svolgere con il
sostegno delle strutture pubbliche, sono molteplici: effettuazione
di corsi della lingua e cultura di origine; diffusione di informazioni
relative alle opportunita di integrazione; valorizzazione delle
espressioni culturali, ricreative, sociali, economiche e religiose
degli immigrati. Le associazioni concorrono, inoltre, per realizzare
l'inserimento scolastico dei figli degli immigrati (art. 38, 4).
Queste associazioni, a condizione di essere iscritte all'apposito
registro, sono abilitate a firmare delle convenzioni con lo Stato,
le regioni, le province e i comuni per l'impiego di mediatori
interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole
amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi
etnici, nazionali, linguistici e religiosi.
Inoltre, per prevenire comportamenti discriminatori, xenofobi
e razzisti, le associazioni, sono chiamate a promuovere corsi
di formazione alla convivenza in una societa interculturale a
beneficio degli operatori pubblici e privati che abbiano rapporti
abituali con gli immigrati o si occupino di immigrazione.
Si tratta di piste molto concrete da seguire nella programmazione
degli interventi, che consentono di rinforzare la funzione dell'associazionismo
e utilizzare il suo apporto.
4. CONCLUSIONI OPERATIVE
La convergenza operativa
del mondo sociale con le strutture pubbliche al fine di rendere
piu agevole l'integrazione degli immigrati e piu incisiva la mediazione
culturale puo configurarsi solo come una conquista di fatto, da
raggiungere attraverso la diffusione delle buone pratiche ai vari
livelli decisionali e il confronto e il dibattito presso le sedi
istituzionali di confronto.
Le Regioni, alle quali e demandata la competenza in materia di
formazione professionale, sono chiamate a riflettere sulle esperienze
fin qui condotte per pervenire a criteri uniformi per quanto riguarda
l'attribuzione della qualifica di mediatore culturale, superando
con questo indirizzo uniforme gli ostacoli che attualmente si
presentano quando i mediatori si spostano in una Regione diversa
da quella che ha conferito il diploma. Va da sé che le impostazioni
a carattere piu generale vanno dibattute in seno al Coordinamento
delle Regioni in materia di immigrazione e alla Conferenza Stato-Regioni.
A loro volta iComuni e le Province, essendo gli enti locali che
gestiscono concretamente i processi di integrazione e che si fanno
carico dell'utilizzo dei mediatori culturali, possono fornire
un notevole contributo per dare concretezza e spessore agli altri
aspetti operativi prima richiamati. E' indispensabile che la semplificazione
amministrativa e la mediazione culturale diventino materie di
dibattito e di confronto nei Comitati territoriali dell'immigrazione
e che negli stessi sia ampio ampia la partecipazione del mondo
sociale.
La Consulta dell'immigrazione presso il Dipartimento per gli Affari
Sociali e l'Organismo di coordinamento presso il CNEL possono
offrire il loro supporto per favorire un dibattito unificante
su queste tematiche , obiettivo per il cui conseguimento puo tornare
utile l'utilizzo incentivante di una quota del Fondo nazionale
per le politiche sociali.
Sono molteplici e di sempre maggiore evidenza i motivi strutturali
che lasciano intravedere il radicamento dell'immigrazione in Italia.
La semplificazione delle procedure, da una parte, e la mediazione
culturale, dall'altra, possono agevolare e rendere meno problematico
questo inserimento con reciproca soddisfazione: ecco perché impegnarsi
su questo piano significa preparare per tempo la societa del futuro.
(gennaio 2001). |